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I sub-agenti di Claude Code: la squadra gia’ pronta all’uso

Terzo articolo della serie sui sistemi multi-agente. I sub-agenti gia' inclusi in Claude Code (Explore, Plan, general-purpose, fork) e come crearne uno su misura con un file di poche righe.

Serie · Sistemi multi-agente

  1. 1. Il team leader invisibile
  2. 2. Anatomia dell’orchestrazione
  3. 3. I sub-agenti di Claude Codestai leggendo
  4. 4. I Workflow
  5. 5. Pattern avanzati e l’arte di sapersi fermare
  6. 6. Il tuo primo flusso: guida pratica

Terzo articolo della serie sui sistemi multi-agente. Dopo il concetto e l’anatomia, mettiamo le mani sullo strumento dove tutto questo è più concreto.

Nei due articoli precedenti abbiamo parlato di orchestratore e sub-agenti in astratto. In Claude Code — l’ambiente di Anthropic nato per programmare, ma utile ben oltre — quei sub-agenti hanno un nome e un mestiere preciso. Alcuni sono già inclusi e pronti; altri te li costruisci tu con poche righe. La documentazione ufficiale li descrive nel dettaglio: qui li racconto in modo accessibile.

Il punto di partenza è una definizione utile: un sub-agente è un assistente specializzato che lavora nella propria finestra di contesto, con un suo set di strumenti e permessi, e restituisce solo il riassunto. Serve quando un compito laterale riempirebbe la conversazione principale di ricerche, log e file che non riguarderai più.

I “mestieri” già inclusi

Claude Code arriva con alcuni sub-agenti pronti, che l’orchestratore attiva da solo quando servono.

  • Explore — l’esploratore. Veloce e in sola lettura: cerca e analizza, ma non tocca nulla. È lo specialista a cui affidare “trova dove sta questa cosa e spiegami come funziona”, senza rischiare modifiche. Può lavorare a tre livelli di profondità (rapido, medio, molto approfondito) a seconda di quanto serve scavare.
  • Plan — il pianificatore. Entra in gioco quando si vuole un piano prima di agire. Raccoglie il contesto necessario in una finestra separata e lo consegna all’orchestratore, che poi propone la strategia. La conversazione principale resta in sola lettura finché il piano non è pronto.
  • General-purpose — il tuttofare. Il più completo: ha accesso a tutti gli strumenti e sa sia esplorare sia agire. È quello giusto per compiti in più passi, dove bisogna cercare, interpretare e poi eseguire.

Ci sono anche piccoli aiutanti dedicati a compiti minori (per esempio la configurazione di dettagli dell’interfaccia, o le risposte alle domande sullo strumento stesso). Vengono richiamati in automatico: non devi pensarci tu.

I sub-agenti pronti all'uso: orchestratore e specialisti
Gli specialisti inclusi e le loro caratteristiche: chi e’ in sola lettura, chi ha tutti gli strumenti, chi eredita il contesto.

Il clone di sé stesso: fork

C’è poi un caso particolare, il fork. Invece di partire da zero, questo sub-agente eredita l’intero contesto della conversazione in corso e continua sullo stesso modello. Torna utile quando vuoi mandare avanti un lavoro “in parallelo” senza perdere nulla di ciò che è già stato detto — come affidare una pratica a un collega che ha già seguito tutta la riunione, e non a uno appena arrivato.

Il principio comune: isolare, limitare, scegliere il modello giusto

Al di là dei nomi, tutti questi specialisti condividono tre vantaggi pratici, ed è qui che la cosa diventa interessante anche fuori dalla programmazione:

  • Isolare il contesto. Il lavoro voluminoso resta fuori dalla conversazione principale, che rimane lucida.
  • Limitare gli strumenti. A un esploratore in sola lettura togli la possibilità di modificare file. Meno strumenti significa meno rischi e comportamenti più prevedibili.
  • Scegliere il modello giusto. Un compito semplice e ripetitivo può girare su un modello più economico e veloce, tenendo la potenza costosa per dove serve davvero. È gestione delle risorse, prima ancora che tecnologia.

Costruirti il tuo specialista

La parte che sorprende chi si avvicina è quanto sia semplice creare un sub-agente su misura. Non serve programmare: si scrive un file di testo con poche righe di intestazione e una descrizione del comportamento. In Claude Code si mette nella cartella .claude/agents/ (valido per un progetto) o in ~/.claude/agents/ (valido per tutti i tuoi progetti).

Lo scheletro è questo:

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name: revisore-testi
description: Rilegge un testo e segnala refusi, frasi contorte
             e ripetizioni. Da usare dopo aver scritto una bozza.
tools: Read, Grep
model: sonnet
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Sei un revisore di testi. Per ogni problema, spiega cosa non va,
mostra la frase originale e proponi una versione migliore.

Quattro informazioni essenziali — un nome, una descrizione, gli strumenti concessi, il modello — più le istruzioni. Da quel momento hai un collaboratore riutilizzabile, sempre disponibile.

Come nasce un sub-agente su misura
Un file di poche righe diventa uno specialista riutilizzabile: e’ la descrizione a far scattare la delega automatica.

Un dettaglio importante: la descrizione conta. Claude legge quella riga per decidere quando affidargli un compito. Scritta bene (“da usare dopo aver scritto una bozza”), lo specialista viene chiamato al momento giusto senza che tu lo debba invocare a mano. È lo stesso principio del brief in quattro punti dell’articolo precedente, applicato alla creazione del collaboratore invece che alla singola delega.

In sintesi

Claude Code offre sub-agenti già pronti — l’esploratore in sola lettura (Explore), il pianificatore (Plan), il tuttofare (General-purpose) — e il fork che eredita tutto il contesto. Tutti isolano il lavoro, limitano gli strumenti e possono girare sul modello più adatto. E con un file di poche righe ti crei lo specialista che ti serve. La chiave resta una descrizione chiara: è ciò che fa scattare la delega al momento giusto.

I sub-agenti sono un solo livello della scala. Sopra di loro ci sono modi per far lavorare più sessioni in parallelo e, ancora più su, per farle comunicare tra loro come una vera squadra. Da lì partiremo nel prossimo articolo, entrando nei flussi di lavoro orchestrati e nei pattern che ne fanno la differenza.

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