Manus: l’agente AI autonomo di cui tutti parlano (e cosa c’è di vero)
Manus è l'agente AI autonomo che esegue compiti da solo nel cloud. Cosa sa fare davvero, come funziona, la polemica sul 'wrapper' e il caso Meta.

Nel marzo 2025 un video ha fatto il giro del mondo in poche ore: un’intelligenza artificiale che, ricevuto un obiettivo, se ne andava a lavorare da sola — apriva siti, leggeva, scriveva codice, compilava un report — e restituiva il risultato finito. Si chiamava Manus, e ha acceso una discussione che dura ancora: siamo davanti al primo vero «agente» autonomo, o a un’abile messa in scena?
Vale la pena guardarci dentro con calma, perché al netto dell’entusiasmo Manus è uno degli esempi più chiari di dove sta andando l’AI: non più solo rispondere, ma fare.
Cos’è Manus
Manus è un agente di intelligenza artificiale generalista e autonomo, sviluppato dalla società Butterfly Effect, nata in Cina nel 2022 e poi trasferitasi a Singapore. La differenza con un normale assistente conversazionale è sostanziale: a un chatbot fai una domanda e lui risponde; a Manus dai un obiettivo di alto livello — «trovami dieci appartamenti in affitto entro questo budget e mettili in una tabella» — e lui pianifica i passaggi e li esegue, uno dopo l’altro, senza che tu debba guidarlo mano nella mano.
È nato all’inizio del 2025 in versione beta ad accesso ristretto, solo su invito. In quei primi mesi i codici di invito arrivarono a essere rivenduti a cifre altissime sul mercato secondario: un buon indicatore del clamore, prima ancora che dei risultati.
Cosa sa fare davvero
Il tratto più interessante è che lavora nel cloud e in modo asincrono: gli affidi il compito, chiudi pure il computer, e lui continua a lavorare su una macchina remota. Quando torni, trovi il risultato. Tra le cose che riesce a produrre:
- navigare il web in autonomia, con un browser vero, per raccogliere informazioni;
- scrivere ed eseguire codice, fino a piccole applicazioni;
- analizzare dati e fare ricerche di mercato;
- consegnare file scaricabili e pronti all’uso: report, fogli di calcolo, presentazioni.
Una recensione indipendente del MIT Technology Review l’ha paragonato a «delegare il lavoro a uno stagista capace»: ottimo su compiti di ricerca ben delimitati, a un costo per singolo compito nettamente inferiore a strumenti concorrenti. Con un’avvertenza, che vale come regola generale per gli agenti: più il compito è chiaro e circoscritto, migliore è il risultato.
Come funziona (e la polemica del «wrapper»)
Dietro le quinte Manus è un sistema multi-agente: un componente pianifica (il «regista»), altri eseguono i singoli passi — chi scrive codice, chi naviga i siti — il tutto dentro un ambiente Linux isolato nel cloud, con browser, terminale e memoria propri.
Qui arriva la critica più ricorrente. Manus non addestra un proprio modello: usa modelli di terze parti come motore di ragionamento. Il suo stesso team ha confermato di appoggiarsi, tra gli altri, a Claude di Anthropic e a versioni ottimizzate di modelli open source. C’è chi per questo lo liquida come un semplice «wrapper», un involucro attorno a intelligenze altrui. La replica è che il valore non sta nel modello, ma nell’orchestrazione: far collaborare più pezzi per portare a termine un compito reale è un problema di ingegneria a sé. È una distinzione utile da tenere presente ogni volta che si valuta un prodotto AI: il modello e ciò che ci costruisci sopra sono due cose diverse.
Sul fronte dei numeri, Manus dichiara risultati record sul benchmark GAIA, pensato proprio per misurare gli assistenti AI su compiti concreti, battendo strumenti concorrenti. Sono però dati auto-riportati dall’azienda, con poche verifiche indipendenti: vanno letti come una dichiarazione di parte, non come un fatto acquisito.

Quanto costa e come si accede
Dalla fase iniziale a inviti, Manus è passato a un modello a crediti: c’è un livello gratuito con una quota limitata, e abbonamenti a pagamento che sbloccano più crediti e compiti più lunghi. I crediti si consumano in base al lavoro svolto e in genere non si accumulano da un mese all’altro. Poiché i piani cambiano spesso, per le cifre aggiornate conviene sempre guardare la pagina ufficiale al momento della sottoscrizione.
Un caso che racconta molto di più della tecnologia
La storia recente di Manus è anche una storia di geopolitica. Dopo il trasferimento a Singapore, a fine 2025 era stata annunciata una possibile acquisizione da parte di Meta, per una cifra nell’ordine dei miliardi. L’operazione, però, non si è conclusa: le autorità cinesi hanno aperto un’indagine e nella primavera del 2026 hanno bloccato il passaggio; a giugno 2026 Meta ha ufficialmente chiuso la trattativa. Se in giro leggete ancora titoli del tipo «Meta compra Manus», si riferiscono all’annuncio iniziale: allo stato attuale l’acquisizione è saltata.
È un promemoria che gli strumenti che usiamo non vivono in una bolla tecnica: dietro c’è chi li possiede, dove sono ospitati i dati, quali regole attraversano.
Vale la pena provarlo?
Manus è un banco di prova interessante per capire cosa significa davvero «agente autonomo». È utile per compiti di ricerca e prototipazione ben definiti; è meno affidabile quando gli si chiede qualcosa di lungo, complesso o destinato alla produzione, dove capita che si blocchi o consegni risultati incompleti. La prospettiva giusta è quella dello stagista sveglio: gli deleghi volentieri un lavoro circoscritto, ma il risultato lo ricontrolli sempre. Che, a ben vedere, è il modo più sano di lavorare con qualunque intelligenza artificiale.

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