Francia, 2,5 milioni di PC da Windows a Linux: il piano
L'8 aprile 2026 la DINUM ha annunciato la migrazione di tutta la PA francese da Windows a Linux. Ecco cosa prevede e perché funziona.

L’8 aprile 2026, durante un seminario a Bercy, la DINUM (Direzione Interministeriale per gli affari digitali) ha annunciato il piano operativo: tutte le postazioni di lavoro dell’amministrazione francese passeranno da Windows a Linux. Ogni ministero deve presentare il proprio piano di migrazione entro l’autunno 2026, con dispiegamento completo previsto entro il 2030.
Numeri: 2,5 milioni di postazioni. Per dare un riferimento, è circa il triplo dell’intero parco PC della pubblica amministrazione italiana centrale. Non è un esperimento isolato in un singolo dipartimento, è una direttiva trasversale che tocca ogni ministero.
Cosa ha annunciato davvero la DINUM
Tre cose, in ordine di impatto:
- Sostituzione del sistema operativo su tutte le workstation della PA francese.
- Sostituzione del software collaborativo: posta, suite ufficio, videoconferenza, antivirus. Non basta cambiare l’OS, deve cambiare l’intero stack utente.
- Censimento delle dipendenze da tecnologie statunitensi: ogni ministero deve mappare quali servizi, dati e flussi passano oggi attraverso fornitori soggetti al Cloud Act statunitense, e proporre alternative. È un esercizio analogo a quello che la Determinazione ACN 127437/2026 impone in Italia per la supply chain NIS2.
La DINUM stessa, con i suoi 250 dipendenti, fa da pilota: migra per prima, identifica gli ostacoli, poi gli altri ministeri seguono con il supporto tecnico centrale.
Le distribuzioni in gioco: Sécurix e Bureautix
La direttiva non impone una distribuzione Linux unica. In valutazione ci sono due strade:
- una variante di Ubuntu LTS adattata alle esigenze amministrative, sul modello già rodato della Gendarmerie nationale;
- una distribuzione europea basata su Debian, costruita in partnership franco-tedesca per ridurre la dipendenza anche da Canonical (UK) e dalle fondazioni statunitensi.
Sopra al sistema operativo, due progetti open con nomi à la Asterix: Sécurix per l’hardening e la gestione di sicurezza, Bureautix per la suite ufficio integrata. L’idea è separare il livello di sistema dal livello applicativo, così che ogni ministero possa adottare il pacchetto senza riscrivere il proprio stack.
GendBuntu, il precedente che cambia tutto
Il piano DINUM 2026 sembra ambizioso, ma non parte da zero. La Gendarmerie nationale ha già fatto il percorso completo, in vent’anni:
- 2004: introduzione di OpenOffice, Firefox e Thunderbird su Windows. Si cambia il software, non l’OS.
- 2008: decisione di passare ad Ubuntu sul 90% del parco macchine entro il 2016. Prime 5.000 postazioni di training.
- 2013: 43.000 postazioni su GendBuntu 12.04 LTS. Total Cost of Ownership ridotto del 40%.
- 2014: completata la migrazione delle macchine ancora su Windows XP.
- 2017: 65.000 postazioni GendBuntu (su 77.000 totali).
- Giugno 2024: 103.164 postazioni, il 97% del parco computer della Gendarmerie. Risparmio licenze stimato 2 milioni di euro all’anno.
Il 90% dei 10.000 PC che la Gendarmerie acquista ogni anno arriva senza sistema operativo: GendBuntu viene installato dal team tecnico interno. È il segnale più chiaro che l’operazione è entrata in regime, non è più progetto.
La lezione tecnica: applicazioni prima, OS dopo
Il fattore di successo della Gendarmerie, ripetuto in ogni post-mortem, è uno solo: migrare le applicazioni prima dell’OS, con un gap di circa due anni. Quando finalmente si è cambiato il sistema operativo sotto, gli utenti usavano già da tempo OpenOffice e Firefox. La curva di apprendimento sull’OS è stata bassa proprio perché il workflow quotidiano non cambiava.
È l’opposto del tipico approccio big-bang “un weekend si cambia tutto”. E spiega perché tante migrazioni Linux pubbliche degli anni 2010 (Monaco di Baviera in primis) sono finite male: si era cambiato l’OS prima del software che la gente usava davvero.
Le sfide enterprise reali
Detto questo, il salto a 2,5 milioni di postazioni non è la stessa cosa di 100.000 in un’unica struttura militarizzata. Le sfide tecniche sono note e tutte reali:
- Active Directory: la PA francese gira su domini AD. Sostituirli con FreeIPA o Samba richiede progetti di identità federati che non si fanno in tre mesi.
- Microsoft 365 e Outlook: la posta elettronica e le riunioni Teams sono il vero punto di attrito. Gli utenti non si lamentano del sistema operativo, si lamentano se la riunione di lunedì non parte.
- GPO e MDM: la gestione centralizzata di policy, aggiornamenti e dispositivi su Linux esiste (Ansible, Foreman, MDM open) ma richiede competenze diverse e spesso interne.
- Applicazioni gestionali Windows-only: ogni ministero ha software verticali legacy, spesso .NET, spesso non più mantenuti dal vendor originale. Vanno emulati (Wine, virtualizzazione) o riscritti.
- Supporto vendor: SAP, Oracle, software di firma digitale, soluzioni biometriche. Non tutti certificano ufficialmente le distribuzioni Linux che la DINUM sceglierà.
Cosa cambia per chi lavora in IT
Se lavori in IT in Italia, due cose vanno tenute d’occhio.
La prima: la domanda di skill Linux enterprise in Europa è destinata a salire. Non parlo di sysadmin classico, parlo di chi sa fare fleet management su Linux: Ansible, Salt, MDM open source, FreeIPA, gestione patch su scala, packaging su distro stabili. È un profilo che sui CV italiani è ancora sottorappresentato.
La seconda: i system integrator italiani che oggi vivono di rivendita Microsoft hanno un problema di posizionamento. La PA italiana segue con ritardo le mosse francesi, ma le segue. Chi ha già esperienza concreta su stack Linux enterprise (RHEL, SUSE, distribuzioni governative europee) sarà avvantaggiato sui bandi che inevitabilmente arriveranno tra il 2027 e il 2030, anche solo per allinearsi alle linee guida ACN sulla sovranità digitale.
Non è ideologia, è pianificazione
Il punto da capire è che questa non è la classica “migrazione Linux per ideologia” da forum del 2010. La Francia ha alle spalle vent’anni di lavoro sulla Gendarmerie, una struttura tecnica centralizzata (DINUM) capace di scrivere policy di alto livello, e un quadro normativo (Cloud Act, AI Act, NIS2) che legittima la scelta di sovranità digitale anche dal punto di vista del rischio.
Microsoft 365 alza i prezzi del 16,7% da luglio 2026. La PA francese ha fatto due conti e il risparmio stimato è oltre 15 milioni di euro l’anno solo sulle licenze, prima di considerare il TCO esteso. È un calcolo fatto con il foglio Excel, non con il manifesto del software libero.
Per chi lavora di IT, la lezione operativa è la stessa che esce da ogni migrazione enterprise riuscita: cambia prima il software che le persone toccano ogni giorno, poi il sistema operativo sotto. Nell’ordine inverso non funziona quasi mai.

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