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Claude Code, Skills e Hooks: personalizzare il CLI di Anthropic

Skills e Hooks trasformano Claude Code da chatbot da terminale a piattaforma di automazione. Cosa sono, come si configurano, quando valgono davvero la pena.

Claude Code è partito come un CLI che ti fa modificare codice a colpi di prompt, ma negli ultimi mesi è diventato qualcos’altro: una piattaforma estendibile, con due meccanismi che la rendono davvero tua. Si chiamano Skills e Hooks, fanno cose opposte, e lavorano bene proprio perché fanno cose opposte. Vale la pena capire cosa sono, concretamente, e a chi possono essere utili.

Il problema che risolvono

Quando usi Claude Code per più di qualche giorno, ti accorgi di due cose. La prima: ripeti sempre le stesse istruzioni (“quando fai un commit segui questo formato”, “quando tocchi un PDF usa pdfplumber, non PyPDF2”). La seconda: ci sono cose che non vorresti mai che Claude facesse senza che tu lo sappia, tipo scrivere nella cartella di produzione o fare push senza aver girato il linter. Skills e Hooks rispondono a questi due bisogni, e lo fanno da due direzioni opposte.

Cosa sono le Skills

Una Skill è un pacchetto di istruzioni riutilizzabili che vive in una cartella. Al minimo è un file SKILL.md con un frontmatter YAML (nome + descrizione) e del markdown sotto. Opzionalmente può portarsi dietro script, file di riferimento e asset. Le Skills personali stanno in ~/.claude/skills/, quelle di progetto in .claude/skills/.

La parte interessante è come Claude le usa. All’avvio il modello carica nel contesto solo nome e descrizione di ogni Skill installata: è la cosiddetta progressive disclosure. Quando decide che una Skill è rilevante per quello che stai chiedendo, apre il SKILL.md completo e segue le istruzioni. Puoi averne cinquanta installate senza pagare il contesto: Claude sa solo che esistono, finché non servono.

Tre Skills che hanno senso nella vita vera

Una pdf-analysis con istruzioni su quale libreria usare, come gestire le pagine scansionate, come estrarre le tabelle. Una commit che codifica il formato di messaggio (conventional commits, co-author, riferimento a issue), così non devi più ripeterlo a ogni sessione. Una review-pr che prende in ingresso un numero di PR, tira giù il diff con gh, applica una checklist e scrive un commento. Sono tutte cose che potresti tenere in un CLAUDE.md gigante, ma le Skills le isolano, le versionano e si caricano solo quando servono.

Cosa sono gli Hooks

Gli Hooks sono l’opposto filosofico delle Skills. Non aspettano che il modello decida: sono comandi shell che il harness di Claude Code esegue automaticamente quando succedono certi eventi. Si configurano in .claude/settings.json (progetto) o ~/.claude/settings.json (utente), con un matcher sul nome del tool e un comando da lanciare.

Gli eventi principali sono PreToolUse (prima che un tool venga eseguito, puoi bloccarlo uscendo con codice 2), PostToolUse (dopo, per cleanup e formattazione), UserPromptSubmit (quando invii un prompt, utile per aggiungere contesto automatico), Stop (a fine sessione), Notification e SessionStart.

Tre Hooks che vale la pena scrivere

Un PostToolUse su matcher Write|Edit che lancia ruff o prettier sui file toccati: il codice che Claude lascia in cartella è sempre formattato, senza chiederlo. Un PreToolUse su Write che controlla il path e blocca qualsiasi scrittura in /etc/, in cartelle di produzione o in .env: se il path matcha una blacklist, il comando esce con 2 e Claude riceve l’errore come feedback, aggiustandosi da solo. Uno Stop hook che manda una notifica Slack o Pushover quando la sessione finisce, utile se lanci agenti lunghi in background e vuoi sapere quando tornare.

Pull-based vs push-based

Ecco il punto che fa scattare la moneta. Le Skills sono pull: è il modello a decidere se e quando tirarle dentro. Gli Hooks sono push: è il harness a imporli, Claude non può ignorarli. Le prime servono per estendere le capacità (“ecco come si fa X”), i secondi per mettere paletti (“X non si fa, o si fa così”). Se una cosa deve succedere sempre, è un Hook. Se deve succedere quando serve, è una Skill.

Il verdetto

Skills e Hooks hanno un costo: bisogna scriverli, testarli, manutenerli. Per chi apre Claude Code una volta a settimana per aggiustare uno script, non valgono lo sforzo. Ma se ci passi dentro ore ogni giorno, e soprattutto se stai costruendo un workflow condiviso con altri, allora cambiano le regole del gioco. Claude Code smette di essere un wrapper intorno al modello e diventa un ambiente configurabile, con le tue regole, le tue abitudini e i tuoi guardrail. L’idea è semplice: non avere più un chatbot a cui fare domande, ma un collega digitale al quale affidare piccole attività, sapendo che seguirà il manuale di casa. La risposta alla domanda “ne vale la pena?” è sempre: dipende da cosa devi fare. Ma se fai sul serio con Claude Code, prima o poi ci arrivi da solo.

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