Aaron Swartz: l’hacker che voleva liberare la conoscenza
La vita di Aaron Swartz: da co-autore di RSS a 14 anni al caso JSTOR. La storia dell'attivista che ha sfidato il sistema.

Ci sono storie nella cultura hacker che non riesci a raccontare senza un senso di rabbia. Quella di Aaron Swartz e’ una di queste. Un ragazzo con un talento fuori scala, una visione chiara del mondo e la sfortuna di aver sfidato un sistema che non accetta di essere messo in discussione.
Un prodigio del codice
Aaron Swartz nacque a Chicago nel 1986. A 12 anni creo’ un sito web collaborativo, una specie di Wikipedia ante litteram, che vinse un premio ArsDigita. A 14 anni — quattordici — era co-autore della specifica RSS 1.0, il formato che ancora oggi alimenta milioni di feed nel mondo. Non “ci lavorava”: era nel gruppo di lavoro, scriveva codice, discuteva specifiche tecniche con adulti che non sapevano di parlare con un ragazzino.
A 15 anni partecipo’ allo sviluppo di Creative Commons, il sistema di licenze che ha cambiato il modo in cui condividiamo contenuti online. Lavoro’ direttamente con Lawrence Lessig, uno dei giuristi piu’ influenti nel campo del diritto digitale. Lessig disse di lui che era la persona piu’ brillante che avesse mai incontrato.
Reddit, Open Library e l’attivismo
Nel 2005, a 19 anni, la sua startup Infogami si fuse con Reddit. Swartz divenne co-fondatore della piattaforma che oggi e’ uno dei siti piu’ visitati al mondo. Ma Reddit non era abbastanza per lui. Non perche’ fosse arrogante, ma perche’ i suoi interessi andavano oltre il business.
Contribui’ a Open Library, un progetto per creare una pagina web per ogni libro mai pubblicato. Lavoro’ su progetti di trasparenza governativa, scaricando e rendendo pubblici milioni di documenti del sistema giudiziario federale americano (PACER) che erano tecnicamente pubblici ma di fatto inaccessibili per via dei costi di accesso.
Nel 2010 fondo’ Demand Progress, un’organizzazione di attivismo digitale che gioco’ un ruolo decisivo nella lotta contro SOPA e PIPA, due proposte di legge che avrebbero dato ai detentori di copyright il potere di bloccare interi siti web. La mobilitazione che Swartz contribui’ a organizzare porto’ milioni di persone a protestare online, e le leggi vennero ritirate.
Il Guerilla Open Access Manifesto
Nel 2008, Swartz scrisse un testo breve e denso intitolato “Guerilla Open Access Manifesto”. Il punto centrale era semplice e devastante: la gran parte della ricerca scientifica mondiale e’ finanziata con soldi pubblici, ma i risultati vengono chiusi dietro paywall da editori accademici che non pagano ne’ i ricercatori ne’ i revisori. Le universita’ pagano due volte: prima finanziano la ricerca, poi pagano abbonamenti carissimi per leggere i risultati.
Swartz scriveva che condividere la conoscenza non e’ un crimine, ma un imperativo morale. E che chi ha accesso a queste risorse ha il dovere di condividerle. Il manifesto si chiudeva con un invito all’azione diretta: scaricare articoli scientifici e condividerli pubblicamente.
Il caso JSTOR
Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, Swartz si collego’ alla rete del MIT e scarico’ circa 4,8 milioni di articoli accademici da JSTOR, uno dei principali archivi digitali di pubblicazioni scientifiche. Non li pubblico’. Non li vendette. Li scarico’.
Il MIT e JSTOR individuarono l’attivita’ e la bloccarono. JSTOR, dopo aver recuperato i file, decise di non procedere legalmente. Il MIT non prese posizione chiara. Ma il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti decise di procedere comunque.
Le accuse erano pesantissime: frode informatica, accesso abusivo a un sistema protetto, danni intenzionali. La pena potenziale: fino a 35 anni di carcere e un milione di dollari di multa. Per aver scaricato articoli accademici da una rete a cui aveva legittimamente accesso (il MIT offriva accesso aperto a JSTOR per chiunque fosse nel campus).
Una sproporzione criminale
Per mettere in prospettiva: nel sistema giudiziario americano, la rapina a mano armata porta mediamente a pene tra i 5 e i 10 anni. Swartz rischiava 35 anni per aver scaricato PDF di articoli scientifici. La procuratrice Carmen Ortiz rifiuto’ ripetutamente accordi che prevedessero pene ridotte. Voleva un esempio.
La pressione psicologica su Swartz fu enorme. Il processo duro’ quasi due anni. Le spese legali lo stavano prosciugando. La prospettiva di passare decenni in carcere per un atto che lui considerava moralmente giusto lo mise in una condizione insostenibile.
L’11 gennaio 2013, Aaron Swartz si tolse la vita nel suo appartamento di Brooklyn. Aveva 26 anni.
Dopo Aaron
La morte di Swartz provoco’ un’ondata di reazioni. Lawrence Lessig scrisse un lungo articolo accusando il sistema giudiziario di averlo “ucciso”. Tim Berners-Lee, l’inventore del web, lo defini’ una vittima. La famiglia rilascio’ una dichiarazione in cui accusava esplicitamente il MIT e la procura di aver contribuito alla sua morte.
Vennero proposte diverse versioni della cosiddetta “Aaron’s Law”, modifiche al Computer Fraud and Abuse Act per impedire che violazioni di termini di servizio venissero trattate come crimini federali. Nessuna e’ mai stata approvata.
JSTOR, nel frattempo, ha progressivamente aperto l’accesso a una parte dei suoi archivi. Oggi milioni di articoli sono disponibili gratuitamente. Il movimento Open Access e’ cresciuto enormemente: molte universita’ e agenzie di finanziamento richiedono ora che i risultati della ricerca pubblica siano pubblicati in accesso aperto. Nel 2022, la Casa Bianca ha emanato un memorandum che impone l’accesso aperto immediato a tutta la ricerca finanziata dal governo federale a partire dal 2026.
L’eredita’ di Aaron Swartz
Aaron Swartz non era un criminale. Era un programmatore con una coscienza sociale, che vedeva l’ingiustizia nella privatizzazione della conoscenza pubblica e agiva di conseguenza. Il sistema lo ha trattato come un pericoloso criminale informatico perche’ era piu’ facile punire lui che riformare un modello editoriale accademico marcio.
La sua storia e’ un monito su cosa succede quando il sistema giudiziario non distingue tra un atto di disobbedienza civile digitale e un crimine informatico. E su cosa perdiamo quando trattiamo la curiosita’ e l’idealismo come reati.
Ogni volta che scarichi un articolo scientifico gratuitamente, ogni volta che un ricercatore pubblica in Open Access, c’e’ un po’ di Aaron Swartz in quel gesto. Non e’ abbastanza, ma e’ qualcosa.

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